Sopravvivere alle chat dei genitori: evidenze di ricerca e soluzioni

La richiesta di collaborazione tra la scuola e la famiglia è una costante di tutte le organizzazioni e i sistemi educativi. Il suo significato, però, è raramente ben definito, e non sempre le misure adottate per sostenerlo sono adeguate.

Da entrambe le parti si registrano problemi nella costruzione di una piena alleanza educativa tra genitori e scuole

Partendo da un lavoro di ricerca realizzato dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Bologna, analizzeremo uno dei problemi considerati principali: l’uso delle tecnologie per la comunicazione tra le parti. Sebbene abbiano aspetti positivi, le tecnologie sono caratterizzate da una comunicazione poco filtrata, molto immediata e, spesso, emotiva. Considerando che questo "mix" ha un impatto sulla relazione educativa, questa può generare diversi problemi e sollecitare la necessità di un tipo di progetto-azione delle istituzioni educative. Quale?

A cura di Silvia Demozzi, ricercatrice di Pedagogia presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Bologna. Insegna Pedagogia dell’infanzia e delle famiglie e filosofia dell’educazione. Tra gli interessi di ricerca: educazione al pensiero critico, rapporto tra famiglia e tecnologie e tra infanzia e media, filosofia con i bambini.


Genitori connessi: note per un lessico famigliare con le tecnologie

Genitori connessi: Note per un lessico famigliare con le tecnologie.

Quanto può usare il cellulare mio figlio? A che età? I videogiochi fanno male? A che età può usare WhatsApp ?

Queste alcune delle domande, che tutti noi genitori ci poniamo sul rapporto tra bambini e tecnologie digitali e cui ha anche l’obiettivo di rispondere l’incontro Genitori Connessi.

Si tratta di avviare un dialogo con i genitori (e gli insegnanti) dei bambini della scuola elementare su come conoscere la vita e l’identità digitale dei propri figli.

Un modo per accompagnare i più piccoli verso un utilizzo “ricco” e consapevole delle nuove tecnologie che fanno ormai parte - con qualche regola - della 'normalità' della vita familiare. Si tratta cioè di formare gli adulti a sostenere i propri figli nell’acquisire una cittadinanza digitale consapevole e critica, attraverso la costruzione di un lessico familiare condiviso su questo tema.

L’evento sarà inoltre occasione per lanciare il tema a livello territoriale, anche attraverso una progettualità che FEM metterà in campo nelle settimane successive.

A cura di Paolo Ferri, professore ordinario di Nuovi Media e Tecnologie per l'Educazione presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione "Riccardo Massa" dell'Università Statale di Milano-Bicocca. È direttore del LISP (Laboratorio Informatico di Sperimentazione Pedagogica) e dell'Osservatorio New Media dell'Università Statale di Milano Bicocca. Inoltre, è uno dei fondatori del Consorzio Mooc Eduopen (www.eduopen.org).

Tra gli interessi di ricerca: a. Il rapporto tra bambini e tecnologie b. Le tecnologie digitali in contesti didattici ed educativi: scuole, università, formazione degli insegnanti; b. E-learning e Blended Learning con particolare attenzione ai MOOC. c. Teorie dell'ipertesto e dell'ipermedia d. E-publishing E-Content

È autore di numerosi libri e articoli scientifici tra loro: A scuola con le tecnologie. Manuale di didattica digitalmente aumentata con Stefano Moriggi (Mondadori, 2019), I nuovi Bambini (Rizzoli, 2014), La scuola 2.0 (Spaggiari, 2013), Nativi Digitali (2011), La scuola digitale (Bruno Mondadori 2008).

È stato consulente del Ministero dell'Istruzione italiano e di altre istituzioni e aziende che operano nel settore dell'educazione digitalmente "aumentata".


La dieta tecnologica: come bilanciare l’uso delle tecnologie

Come, quanto e perché usare o impedire l’uso delle tecnologie. Genitori e professori alla ricerca dei ragazzi dispersi nella rete.

Quello che sappiamo da secoli è che le tecnologie cambiamo le persone. Dopo aver adottato le tecniche dell’agricoltura siamo diventati diversi dai cacciatori e raccoglitori che eravamo. La macchina a vapore, l’elettricità, la lavatrice, la televisione ci hanno ulteriormente cambiato. I social media sono nati circa 15 anni fa. Lo smartphone sempre connesso è stato introdotto solo 10 anni fa. Queste nuove tecnologie ci hanno cambiato? Hanno cambiato i nostri ragazzi? Come ci hanno cambiato e come ci cambieranno ancora?

Le tecnologie non sono in sé né negative né positive. Non vogliamo certo tornare ad una società senza energia elettrica o senza televisore. Allora la soluzione non può essere che una “dieta” bilanciata. Quando eravamo cacciatori e raccoglitori passavamo tutta la giornata a cercare il cibo. Dopo che abbiamo imparato a produrre il cibo e a produrlo industrialmente non passiamo tutto il giorno a mangiarlo. Anzi, abbiamo avuto necessità di introdurre la dieta per regolare ingredienti e quantità. Quindi, la soluzione ai problemi connessi con l’uso delle nuove tecnologie non può essere che una “dieta tecnologica”. Il punto è quello di non permettere alle nuove tecnologie di interferire con il sonno, lo studio, la vita sociale e familiare. E bisogna farlo con la negoziazione, con l’educazione e con l’esempio.

A cura di Maria Beatrice Ligorio, professoressa ordinaria di Psicologia dell’Educazione presso l’Università di Bari. PhD in Psicologia della Comunicazione. Autrice di numerose pubblicazioni in ambito nazionale e internazionali. Esperta in apprendimento mediato dalle tecnologie.


Tra sogni e realtà: come orientare i ragazzi alla scelta della scuola

Tra sogni e realtà: orientare i ragazzi alle scelte nella logica della fiducia e della responsabilità.

Il poeta indiano Khalil Gibran, in una delle sue poesie più celebri, definisce i figli come “frecce scoccate da un arco…”.

Frecce che volano già lontano che ormai, dopo un controllo iniziale, non possiamo più fermare. Certo, gli adulti continuano a tenere in linea questa “freccia” ma essa segue direzioni che altri eventi, esterni e interni, modificano di continuo. Il tema dell’approccio all’orientamento, anche scolastico, dovrebbe seguire questa idea. In maniera, quasi sempre teorica, desideriamo mettere i nostri giovani nelle migliori condizioni per realizzarsi ed essere felici della loro vita.

In realtà, la costante propensione al controllo da parte di noi adulti, impedisce il fluire di queste. Occorre quindi trovare il giusto equilibrio tra responsabilità educativa dell’adulto e i sogni, desideri e competenze dei nostri ragazzi per favorire scelte il più possibili consapevoli e motivate.

L’incontro intende stimolare questo pensiero e fornire semplici ma efficaci strumenti per favorire la crescita professionale dei docenti e migliorare la loro azione orientativa.


Come prevenire gli insuccessi scolastici. Intervista a Richard Felder

Dialogo a due voci sui fattori del successo scolastico e su come docenti e genitori possano aiutare gli alunni in difficoltà

Il workshop prevede una modalità originale e partecipata in cui un esperto di fama internazionale, il prof Richard Felder, dialogherà a distanza (dagli Stati Uniti) con la prof.ssa Beatrice Aimi.

Il dialogo affronterà le tematiche inerenti i processi di apprendimento e approfondirà in particolare le motivazioni che portano al successo o all’ insuccesso scolastico. Il prof. Richard Felder fornirà ai partecipanti strategie e consigli utili per meglio orientare gli studenti ad affrontare il proprio percorso di studio.

Gli esperti si renderanno anche disponibili a rispondere ad alcune domande provenienti dal pubblico.

A cura di Richard Felder (www.ncsu.edu/effective_teaching), professore emerito di chemical engineering alla North Carolina State University ed esperto di fama internazionale sulle tematiche legate ai processi di insegnamento e apprendimento. Co-autore del libro Teaching and Learning STEM: A Practical Guide (Jossey-Bass, 2016, educationdesignsinc.com/book/) e autore di alcune centinaia di articoli correlati alle tematiche legate ai processi di apprendimento, è stato relatore di oltre 300 workshop per insegnanti e genitori sia negli Stati Uniti che in altre parti del mondo.

A cura di Beatrice Aimi, dirigente scolastico esperta in processi di apprendimento e insegnamento, autrice di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali; PhD in Science Education e assegnista di ricerca in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università di Parma.


Tu che pensi sempre ad altro. Come funziona la mente distratta

Come aiutare il nostro cervello a limitare le interferenze e raggiungere gli obiettivi che ci poniamo

La nostra quotidianità è ormai riempita da un flusso continuo di stimoli che combattono per la nostra attenzione: vibrazioni, suonerie, lampeggiamenti su schermi luminosi che accompagnano la nostra giornata dal momento in cui ci svegliamo a quello in cui andiamo a dormire. Le conseguenze di queste intrusioni sono sotto gli occhi di tutti: distrazioni (spesso fatali) alla guida, conversazioni perse, procrastinazione, informazioni e obiettivi dimenticati.

Come possiamo aiutare il nostro cervello a non essere sopraffatto dalla marea di stimoli intrusivi che interferiscono con la nostra performance? In questo workshop andremo ad esplorare i meccanismi neurali alla base dell’attenzione e della distrazione; potremo in questo modo riconoscere in che modo le distrazioni interferiscono con il raggiungimento dei nostri obiettivi, riflettendo in particolare sul nostro rapporto con la tecnologia. Inoltre vedremo come alcune buone pratiche possono aiutarci a pianificare e raggiungere gli obiettivi che vogliamo raggiungere, riducendo l’incidenza delle distrazioni ma senza per questo rinunciare ai nostri strumenti quotidiani.

L’obiettivo è quello di conoscere come funzionano i meccanismi dell’attenzione ed esplorare alcune strategie pratiche che possiamo utilizzare per minimizzare le distrazioni e raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

A cura di Andrea Tinterri, esperto di neuroscienze presso Future Education Modena. Ha un Ph.D in Neurobiologia dello Sviluppo, conseguito all’Ecole Normale Supérieure di Parigi. Ha una laurea specialistica in Neuroscienze Cognitive ottenuta presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ed una laurea in Filosofia all’Università di Siena. Tra i suoi soggetti di ricerca figurano la neurobiologia dell’evoluzione, il rapporto fra le neuroscienze e le arti, la creatività ed il metodo scientifico. Si occupa di divulgazione della scienza in collaborazione con diversi enti locali.


Gioco, tecnologia e apprendimento: non si videogioca più come una volta

Non si videogioca più come una volta.

Il videogioco ha ormai raggiunto il mezzo secolo di vita e in tutti questi anni l’innovazione tecnologica ha modificato enormemente l’esperienza ludica delle persone, non solo a livello di narrativo e grafico, le prime dimensioni che si tendono a considerare, ma anche le interfacce fisiche, gli strumenti che consentono di interagire hanno subito cambiamenti ancora più sorprendenti.

La lezione che Nintendo ha dato al mondo degli sviluppatori con la console Wii nella prima decade degli anni 2000, si è iniziato a comprendere che non era più necessario dotare un sistema di gioco con schede grafiche potenti, ma si poteva avere successo e introdurre all’universo videoludico gruppi di persone che non avevano mai giocato prima utilizzando nuove strumenti per interagire. L’avvento degli smartphone e delle interfacce tattili hanno creato nuovi spazi e significati di gioco che sono terminati con le soluzioni per il gioco immersivo in Realtà Virtuale o per esperienze miste con la Realtà Aumentata e Mista.

A cura di Massimiliano Andreoletti, laureato in Pedagogia e dottorato in Comunicazione e Nuove Tecnologie. Insegna “Progettazione e gestione di ambienti di apprendimento” alla Facoltà di Psicologia, CdL in Psicologia del Benessere, Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha insegnato “Didattica del gioco dell’animazione” alla Facoltà di Scienze della Formazione nella medesima università. Si interessa di tecnologie e media a supporto dell’attività formativa ed educativa, con particolare attenzione ai giochi e ai videogiochi, svolte attività di formazione nell’ambito della progettazione e valutazione dell’attività formativa. Al FEM è Game Scientist.


Come aiutare i figli ad avere successo a scuola

In qualità di genitori, come possiamo porci di fronte all’ eventuale insuccesso scolastico? Come rispondiamo alla richiesta di autonomia dei nostri figli? Come ci comportiamo nei confronti dei compiti a casa? Come aiutiamo i nostri figli a studiare (bene)? A queste, e ad altre domande, il workshop cercherà di dare risposte in un modello di interazione partecipata e dialogica.

In particolare, parleremo del delicato rapporto che si instaura tra genitori e figli quando questi ultimi cominciano a frequentare la scuola. Timori, speranze e aspettative dei genitori rischiano spesso di condizionare - nel bene e nel male - la performance scolastica dei propri figli.

Il workshop si inserisce in una serie di altri eventi FEM sulla genitorialità volti a condividere con i genitori stessi le dinamiche spesso complesse che accompagnano il percorso di crescita dei propri figli.

A cura di Beatrice Aimi, dirigente scolastico, Phd in Science Education, già assegnista di ricerca in Psicologia dell’Educazione e dello Sviluppo presso l’ Università di Parma, formatrice didattica e autrice di numerose pubblicazioni in ambito nazionale e internazionale.


Creatività nel sistema educativo: incontro con Giovanni Emanuele Corazza

Vari enti mondiali, tra i quali il World Economic Forum, ribadiscono già da alcuni anni il fatto che la creatività sia tra le più importanti abilità da sviluppare nella popolazione umana per fare fronte alle nuove sfide caratterizzanti la società del futuro, la cosiddetta Post-Information Society. Restando nell'alveo del pragmatismo, dovremo accettare il fatto che nella stragrande maggioranza delle professioni l'Essere Umano collaborerà con una Macchina dotata di crescente intelligenza artificiale, contribuendo essenzialmente i frutti del proprio pensiero creativo e lasciando che sia la Macchina a svolgere ogni parte standard e di analisi dei dati. Non può quindi esserci dubbio in merito al fatto che la creatività debba essere immessa con urgenza all'interno del sistema scolastico, pena un disastroso scollamento tra competenze sviluppate e competenze necessarie alla nostra sopravvivenza. La questione aperta è tuttavia la seguente: la creatività deve essere inserita orizzontalmente in tutte le materie scolastiche, oppure verticalmente come disciplina a sé? Questa scelta di architettura educativa non è banale né priva di conseguenze, come sarà discusso in questo intervento.

A cura di Giovanni Emanuele Corazza è Professore Ordinario presso la Scuola di Ingegneria della Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Presidente della Fondazione Guglielmo Marconi, fondatore del Marconi Institute for Creativity, membro della Partnership Board della iniziativa europea 5G-PPP. E' stato Presidente del Consorzio Cineca negli anni 2017-2019, membro del Consiglio di Amministrazione della Università di Bologna negli anni 2012-2018, Direttore del Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica (DEIS) negli anni 2009-2012, responsabile delle Wireless Communications nel centro di eccellenza ARCES, Presidente del Corso di Laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni negli anni 2000-2003, Chairman della Advanced Satellite Mobile Systems Task Force (ASMS TF), fondatore e Chairman della Integral Satcom Initiative (ISI). Il Marconi Institute for Creativity si occupa della creatività come disciplina, basandosi su ricerca scientifica, interventi formativi e applicazione professionale.


Essere genitori nell’era della Playstation

Sviluppare un consumo critico e creativo del videogioco

Oltre 16 milioni di italiani (il 37% della popolazione) tra i 6 e i 64 anni hanno utilizzato videogiochi. Utilizzato da fasce sempre più ampie di giocatori, il videogioco è presente in tutti i momenti della vita quotidiana, divenendo de facto “il” medium culturale di riferimento per molte persone, in modo particolare quelle appartenenti alle fasce più giovani.

Benchè il videogioco non sia più solo un prodotto consumato solo da bambini e adolescenti (il 37% dei videogiocatori ha un’età superiore ai 35 anni), gli adulti guardano con un certo timore al videogioco: le risposte maggiormente cercate da genitori preoccupate riguardano le questioni connesse con la dipendenza, la violenza e l’isolamento presente o provato dal medium videoludico.

Ma è veramente così? Sappiamo cosa è un videogioco e quali siano le caratteristiche che lo differenziano anche solo dal gioco non digitale? Siamo a conoscenza delle dinamiche che innesca? Perché una persona dovrebbe preferire l’intrattenimento elettronico rispetto ad altre forme di divertimento? Quali possono essere le strategie per un consumo critico e creativo del videogioco? Quali “regole” si dovrebbero mettere in atto in casa per gestire una console o un computer di gioco? Conosciamo i giochi che i nostri figli consumano? Come li hanno conosciuti e come li hanno acquisiti? Quali strategie adottare per scegliere scegliere e far scegliere i giochi dei propri figli?

A cura di Massimiliano Andreoletti, laurea in Pedagogia e dottorato in Comunicazione e Nuove Tecnologie. Insegna “Progettazione e gestione di ambienti di apprendimento” alla Facoltà di Psicologia, CdL in Psicologia del Benessere, Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha insegnato “Didattica del gioco dell’animazione” alla Facoltà di Scienze della Formazione nella medesima università. Si interessa di tecnologie e media a supporto dell’attività formativa ed educativa, con particolare attenzione ai giochi e ai videogiochi, svolte attività di formazione nell’ambito della progettazione e valutazione dell’attività formativa. Al FEM è Game Scientist.